Curiosità - Comitato Festeggiamenti Palio del Diotto - Scarperia (FI)

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Del Diotto “antico” compreso nel decennio che oscilla dalla fine degli anni ’50 alla fine degli anni ’60 purtroppo non abbiamo molte testimonianze e le più sono frammentarie e non riconducibili ad un anno specifico.

I giochi di gagliardia non erano gli stessi di oggi. Prima di tutto non partecipavano i ragazzi, ma gli adulti, e considerato che la maggior parte di questi svolgeva lavori pesanti, i fisici erano possenti.

Infatti erano epiche le sfide al tiro alla fune che andavano avanti per svariati minuti in perfetta parità e ci si aggiudicava la vittoria solo dopo estenuanti tirate!

Come erano esaltanti le sfide al braccio di ferro! La stazza muscolosa impegnava gomito a gomito sui tavoli di gioco finché le nocche non diventavano bianche e i muscoli non dolevano! Sono ancora nella memoria dei più le sfide tra “Pierone” (Vittorio Parigi) ed il Marroncini Oliviero.

Si può sicuramente segnalare che il palo della cuccagna veniva unto con grasso e per salire, a volte, si adoperava tutta la squadra creando una specie di torre vivente che consentisse di raggiungere la cima del palo. Silvano Oretti ci ha raccontato che un anno riuscì ad arrivare in cima al palo solo perché, per creare attrito, lo “spalmò”, via via che saliva, con la cenere che si era messo nelle tasche.

Ora nel periodo al di fuori dell’8 settembre per accendere anticipatamente la “febbre del Diotto” si fa la Smattonata, mentre negli anni ’60 ogni tanto veniva issato il palo della cuccagna con al posto delle bandierine la ruota di un carro con appesi vari generi alimentari, dal prosciutto al salame, dai conigli ai polli, il palo naturalmente era unto e chi riusciva a salire si aggiudicava la leccornia che riusciva a staccare.

Mentre per il Diotto dell’era moderna (dal 1969 in poi), nell’albo d’oro che troviamo in questa parte del libro, vi sono citati tutti i giocatori che si sono cimentati nelle varie sfide, ma alcuni di loro si sono distinti in modo particolare in alcune “discipline”.

Che dire del miglior punteggio al Lancio dei Coltelli ottenuto da Giancarlo Innocenti detto il “Ciaba” nel lontano 1984 che fece ben 28 punti su trenta! Come non rammentare la freddezza di Salvatore Parisio, la precisione di Simone Romanelli, l’estro di Roberto Cartacci e di Christian Paoli, o la disperazione di Christian del Mazza e di Simone Dei quando con Davide Pargoli si sono contesi ben due edizioni del Diotto, nello spareggio al lancio dei coltelli…ed entrambe sono andate a favore del Rione Viola di San Gavino e Topo. Delle sfide epiche tra Mauro Ignesti e Domenico Rocchi che in merito al risultato ottenuto, proseguivano per mesi a suon di promesse per l’anno successivo.

Tra i più veloci “mattonisti” troviamo Stefano Bandini detto il “Lupo”, Paolo Bartoloni, Emiliano Vaiani, Luigi Fineschi, Fabrizio Martelli, Marco Tonerini, Paolo Vettori, Davide Pargoli (capace di andare anche all’indietro) e Mauro Nencini che dal 1991 al 1996 hanno portato la vittoria al Rione dei Viola in questo gioco.

Al tiro alla fune i Rioni più forti sono stati prima i Gialli di Rosine, trascinati dalle famiglie Corti ed Innocenti, e poi i Viola di San Gavino e Topo, che con il loro peso…hanno avuto la certezza di questo gioco vinto, per anni!

Nelle bigonce i più veloci frazionisti, cioè quelli più magri tanto da portarsi il limite inferiore della bigoncia ben sopra le ginocchia da consentirgli di correre tranquillamente, sono stati sicuramente: Franco Cerbai, Bruno Cantini, Stefano Bandini, Stefano Tarchi, Daniele Becchi, Tommaso Vannini,  da ricordare che il cambio più veloce e spettacolare veniva fatto da Antonio Rocchi ed Andrea Bianchini del Rione dei Neri di Mezzanotte.

Al palo della cuccagna ci sono stati vari personaggi che hanno segnato delle epoche da Marco Bonanni a Sergio Marè, da Franco Cerbai a Lorenzo Consoli, da Toni Aiello a Fabrizio Martelli. Da ricordare fra i discesisti più spericolati Gianni Cartacci detto “pera”, che per consegnare per primo la bandierina si lanciava da sopra metà palo staccando le mani.

Il colore che più volte ha udito l’inno alla vittoria è stato il Rione dei Viola che per ben 13 edizioni ha sollevato il Palio.

Tra i capitani più pittoreschi scesi in Piazza de’ Vicari, si ricordano sicuramente Roberto Marrucelli “Chiappone” e “Chicco” Daddi,

Un’altra curiosità è che, per alcuni anni, il Rione dei Verdi di Sant’Agata era composto per 4/6 dai fratelli Naldi.

E che dire che i Rioni più sfortunati del Diotto? Sono stati sicuramente gli Arancioni che non sono mai riusciti a classificarsi per la finale in “Piazza”, e soprattutto i Celesti che con i loro innumerevoli secondi posti avrebbero sicuramente meritato almeno la vittoria di un palio.

Fra le curiosità nelle curiosità nella primavera del 1999 l’allora Sindaco Marchi ricevette la telefonata della Sig.ra Maria Scarfì Cirone che vantava di aver avuto a Scarperia un avo Vicario che salì al Vicariato proprio nel 1499! Per cui l’8 settembre in suo onore avevamo scelto quale Vicario proprio Francesco di Martino Scarfì! E la cerimonia commuovente che si tenne in piazza tra i figuranti e la discendente è ancora nei nostri cuori.

Un’ultima curiosità sul nostro Palio è che dei 5 giochi di cui è composto, alcuni sono esclusivi!

Infatti, mentre il tiro alla fune ed il palo della cuccagna vengono disputati all’interno di altri Palio, il lancio dei coltelli viene disputato solo a Scarperia. Per gli altri due giochi non abbiamo proprio l’esclusiva in quanto la corsa nelle bigonce e la corsa sui mattoni vengono corse anche a Cerreto Guidi, ma ci possiamo consolare pensando che non sono uguali. A Cerreto corrono le bigonce con un bastone tra le gambe che debilita un po’ i movimenti rendendola meno brillante e spettacolare per il pubblico; mentre per i mattoni loro usano i “troppoli” che sono in legno e vengono passati esternamente e battuti in terra anziché passati a striscio tra le gambe, ed anche qui lo spettacolo ne risente moltissimo.

Fiammetta e Federico

 
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